Frammenti d'Italia.

Andatelo a vedere. Prendetevi un giorno libero e fate un salto a Bologna. Dalla stazione centrale ci vuole solo un quarto d'ora a piedi. Andatelo a vedere, e andateci preparati. Oppure lasciate che sia la visione di quei frammenti ad indurre nella vostra mente un'urgenza, una necessità di sapere  come sono andate le cose. E quello che vi troverete davanti, saranno trent'anni di fango. Le lampadine appese al soffitto emettono una luce fioca,intermittente,come quella che si vede sopra ai nostri tetti la sera. Attorno al grande relitto c'è una passerella, che permette di studiare la grande armatura dove sono aggrappati i frammenti del velivolo. E mentre si cammina, tra il buio e la penombra, c'è un brusio continuo di voci. Provengono dagli schermi neri disposti sulle pareti. Sono i pensieri ipotetici di chi ha trovato la morte in quella tragedia. Sono tutti slegati, sono frammenti di un' Italia che si sposta, con tutte le realtà che si mescolano senza mischiarsi. Unite per poche ore, per poi disperdersi una volta atterrate. E invece no. Quelle storie rimarranno unite per sempre, immerse in un buco nero della nostra memoria. Andatelo a vedere, non sarà tempo sprecato. Andate a vedere cosa significa l'omertà dello Stato. Lo Stato che non si mette dalla parte del cittadino. Un telo nero, una rete di depistaggi che non aspetta altro che il dolore sfumi in rassegnazione. Andatelo a vedere, fatelo diventare parte di un esercizio collettivo di memoria. E poi guardate alla tracotanza della nostra macchina politica. Guardate Giovanardi, il meschino burattino vestito da pagliaccio, che impasta e rimescola anni di indagini nelle sue chiacchiere da volgare bigotto. Indagini che, nonostante tutto, sono arrivate a confermare la responsabilità del governo nell'intralciare la ricerca della verità. Accuse pesanti, scansate con presunzione. "Era una bomba, suvvia!" Come a dire: "Non cercate l'ago nel pagliaio, ve l'abbiamo nascosto a dovere! Accontentatevi di questo chiodo, andrà bene lo stesso!" Qui non si tratta di un gioco, eppure c'è chi continua a giocare con la nostra vita, beffandosi di avere anche la garanzia di essere nostro rappresentante nella vita politica. Se non conoscete la storia del DC-9 ITAVIA,di quella pagina nera che chiamiamo Ustica, vi consiglio di partire dal riassunto realizzato nella pagina del museo. Oppure dal racconto di Marco Paolini. Fatevi un'idea. E poi andatelo a vedere. Quei frammenti vi resteranno impressi per sempre. Io, quando li ho visti, ho pianto.

Alessio MacFlynn


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