L'angelo dei buskers.



Mic Christopher nasce nel Bronx. I suoi genitori sono irlandesi e all'età di tre anni si trasferisce a Dublino con la sua piccola chitarra giocattolo. Cresce con i racconti di papà Harry e nel mito di Elvis con il quale aveva condiviso il servizio militare in Germania. Cresce nella favola di lui e The King che insieme cantavano per i soldati quando era l'ora di andare a dormire. A dodici anni raccoglie i soldi destinati ad un paio di scarpe nuove per comprare una chitarra vera e comincia a suonare nel gruppo della scuola.. Pochi anni dopo si ritrova a Grafton Street, suona per strada, per chiunque voglia ascoltare la sua voce ancora acerba. Ce ne sono tanti come lui, tanti ragazzi smaniosi di un po' d'attenzione e adulti dalle dita callose e rughe di serate al freddo sul volto. E c'è anche Glen, un ragazzino rossiccio e dinoccolato con cui lega subito. Quella dei buskers di Grafton Street è una comunità aperta a tutti. È capitanata da Pete, un signore di Leeds che racconta di essere stato in classe con Brian Jones dei Rolling Stones, poi ci sono i musicisti immigrati, i lettori di poesie, i giocolieri. Si vive delle esperienze degli altri, dei racconti intorno ad una chitarra, di fumo, pasti al volo e sempre leggeri per mantenere il diaframma libero e poter cantare a squarciagola.
Mic e Glen fanno tutto insieme, non hanno studiato musica né canto, tutto quello che sanno lo hanno imparato per strada e sanno soprattutto di avere ancora tanto da imparare. Nel frattempo suonano, cantano, si indicano l'un l'altro le ragazze più carine, e, visto che la strada non basta più, con i soldi delle offerte affittano un appartamento di due stanze dove vanno a vivere insieme. Una piccola casa senza la chiave alla porta, dove invitare amici e offrire spettacoli per pochi intimi. Ci restano per due anni fino a quando Mic si innamora di una ragazza e si trasferisce a Londra per seguirla. Lì lavora come cuoco in un tempio dedicato a Krishna, mentre per Glen arriva la svolta, forma una band con cui pubblica un album e partecipa ad un film.
Ma i due non riescono a restare separati troppo a lungo. Mic torna a Dublino con il cuore infranto e si mette subito in pari. Forma anche lui una band, senza neanche troppa fatica, d'altronde ha carisma da vendere e i dreadlocks. Lui e Glen, con i rispettivi gruppi, monopolizzano la scena musicale della capitale irlandese, si esibiscono uno dopo l'altro in decine di concerti e tornano a vivere tutto insieme come nella grande famiglia di Grafton Street.
Mic insieme alla band va in Bosnia, dove, grazie alla collaborazione con un'associazione benefica, ha la possibilità di realizzare un suo sogno: quello di lavorare con i bambini. Farà per tre mesi musicoterapia ai piccoli traumatizzati dalla guerra.
Passano gli anni, gli album pubblicati, le case discografiche che spremono i musicisti e provano a metterli l'uno contro l'altro. Mic è stanco, non si sente realizzato, non è libero di scrivere e suonare quando e come vuole. Lascia la band e si cerca un lavoro. Per un periodo fa il corriere in bicicletta, ma guadagna poco, e per incassare qualcosa in più è costretto a comprare una moto per fare le consegne più in fretta. Un giorno, mentre è in sella, un'auto lo travolge e lui vola sull'asfalto. Si rompe il collo ma sopravvive miracolosamente. Passa tre mesi a letto con la testa e le spalle immobilizzate dal gesso. Questo periodo di riposo forzato lo trasforma, tutto il cinismo e la disillusione accumulate negli anni si disperdono.
Appena ristabilito torna a scrivere e lo fa per una canzone che gli cambierà la vita: "Heyday", un inno all'ottimismo, a vivere giorno per giorno, perché "everyday is the best day". Registra un demo con alcune nuove canzoni, recupera una vecchia cintura con la scritta "Elvis" e ricomincia a suonare per strada; Glen lo accompagna, anche lui ha lasciato la band e insieme decidono di imbracciare la chitarra e partire. Viaggiano per l'America, le grandi capitali europee, fino a spingersi ad est, fino al Ponte Carlo di Praga. Quel posto è una meta privilegiata per i buskers d'Europa, saranno le statue che permettono sempre che ci sia qualcuno ad ascoltare, sarà che la leggenda vuole sia stato costruito con i tuorli d'uovo per renderlo più resistente, anche alla musica.
Su quel ponte vede Glen suonare e cantare una canzone di Bob Dylan che parla di amicizia, mentre cerca di adescare delle passanti che si mettono a ballare. Poco più in là ci sono Damien e Lisa, altri due amici irlandesi che si sono uniti in una notte qualunque, in una capitale qualunque. Mic non può di certo immaginare che il suo amico, in quel momento intento a suonare ballando come una scimmia, un giorno avrebbe vinto un Oscar, e che i due appartati avrebbero venduto milioni di dischi nel mondo.
Quando tornano a Dublino, Glen trova una mail nella casella di posta. Aveva dimenticato di aver segretamente inviato in giro la canzone del suo amico. La mail proviene dal cantante dei Waterboys, uno dei loro gruppi preferiti: dice di aver sentito "Heyday" e vuole che Mic apra i concerti del loro tour europeo. I due rimangono basiti, non riescono a crederci.
Arriva il momento della partenza. I genitori di Mic gli hanno comprato una valigia abbastanza grande da contenere un cambio di vestiti e seicento cd da vendere durante i concerti, premurandosi di ricaricare il suo cellulare per ricevere una telefonata di tanto in tanto. Glen e Mic parlano per tutta la notte sulla porta di casa prima di abbracciarsi.
Il tour è lungo e pieno di emozioni. Mic di fatto vive fianco a fianco con i suoi beniamini e può cantare delle canzoni tutte sue ad un pubblico ogni volta diverso. Quando il tour approda in un paese nuovo, puntualmente manda un messaggio a Glen nella lingua del posto in cui si trova. Fino a Groningen, in Olanda. Quella sera il concerto era andato anche meglio del solito e Mic aveva venduto molti più dischi rispetto alle altre date. Esce per andare a prendere qualcosa da bere e festeggiare, ma scivola su degli scalini, sbatte la testa e viene trovato privo di sensi. Quando arriva in ospedale è già in coma. Glen è il primo ad essere avvertito, il suo numero era il primo della lista nelle ultime chiamate. Trascorre quasi due settimane nell'ospedale olandese, insieme alla famiglia di Mic, insieme ad alcuni amici, anche di Grafton Street, che sono accorsi e che non hanno nessuna voglia di tornare a casa prima che il loro amico si sia ripreso. Perché non può non riprendersi, ci è già andato vicino una volta e ne uscirà anche in questa occasione.

Scompare il 29 novembre 2001, ma non lo fa senza lasciare traccia. Aveva registrato altri brani insieme a quelli del demo, e la sorella Maureen si occupa di produrli e renderli vivi. Grazie all'aiuto di tutti gli amici musicisti, ad un anno dalla scomparsa viene pubblicato l'album postumo "Skylarkin'", che vince il disco di platino e viene annoverato tra i cento album irlandesi più belli di sempre. "Heyday" viene usata nella campagna promozionale della Guinness, con tutto quello che può voler dire per un irlandese...

Grafton Street continua a pullulare di buskers, e la famiglia artistica della città si rinnova continuamente. La sera della vigilia di Natale, Glen, insieme a Damien e molti altri armati di chitarra, suona per raccogliere fondi per un'associazione che si occupa di senzatetto. Ogni tanto spunta anche Bono a dare una mano.
Se siete da quelle parti, passate a trovarli.

Mic Christopher riposa nel cimitero di Dublino, sulla lapide accanto al nome c'è scritto "Troubadour", da una canzone di Van Morrison che cantava spesso per strada. Gli amici, i parenti e gli ammiratori vanno spesso a salutarlo, e ogni volta posano un plettro.


"Abbiamo visto troppa bellezza per essere cinici,
provato troppa gioia per sentirci abbandonati,
scalato troppe montagne per essere dei codardi,
baciato troppe ragazze per essere falsi,
visto troppe albe per non credere in qualcosa,
rotto troppe corde per essere arroganti,
e dato troppo amore per preoccuparci di dove vada a finire."

Glen Hansard




Andrea McManaman

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