"Sicut nox silentes"


Sono disposto a giurare sulle Sacre Scritture che il proposito iniziale fosse quello di utilizzare questo sprazzo di eternità in cui sembra essersi acuita l'inimicizia tra me e il sonno per scrivere qualcosa che fosse realmente degno di nota, ma, l'ingannarsi è più difficile di quanto sembri, e il presentimento sulla banalità di quanto andrò a scrivere e la cognizione di aver deciso di farlo per pura necessità (la notte, quale che sia il modo, va trascorsa) non sembra lasciarmi scampo.

Spero di smentirmi strada facendo.

La frase utilizzata nel titolo, che, in questo caso, vuole non rimandare all'ambito militare in cui generalmente è utilizzata, serve semplicemente da introduzione per ciò di cui andrò a parlare: la debilitazione psichica da notti insonni quando gli unici rumori che senti sono quello di fondo proveniente dall'appartamento sovrastante in cui abita una simpatica vecchiarella ancora convinta di poter andare in monopattino alla sua veneranda età , e quello incessante del tuo cervello che, stacanovisticamente, non sembra volerti dare tregua.

Se fossi Luciano Onder, con quella sua voce da chi ha subito un innesto di citofono nelle corde vocali, e quel suo modo di porsi talmente odioso da non far temere il confronto neanche ad una colonscopia, vi starei già snocciolando le cause fisiologiche di questo irritante contrattempo notturno.
Ma siamo gente stilosa, quindi, la prenderò sul filosofico.

Sapete che il cervello fa rumore? Lo diceva anche il Pennacchioni in Diario di scuola: "un pensiero fa rumore".
Ed è un rumore che, quando non sovrastato dal frastuono del tran tran diurno, diventa più insopportabile di un Boeing 747 che ci decolli vicino.
Un rumore dal quale non ci si può riparare tappandosi le orecchie, perché è proprio da dentro le orecchie che nasce.

E così, ci si ritrova in piena notte a fare i conti con tutto ciò che si è fatto fin lì.
Ci si ritrova a pesare con la propria bilancia morale "più" e "meno" della pagella del "bravo ometto", e a scoprire che. ad ora tarda, questa bilancia diventa mal tarata, propendendo irrimediabilmente per il peggiore dei due giudizi.
Una sorta di processo in cui si è chiamati a rivestire tutti i ruoli: l'avvocato dell'accusa con la sua incalzante arringa; un avvocato difensore al cui confronto Lionel Hutz sembra Perry Mason; la giuria e il suo giudizio impietoso.

E sapete qual'è la pena comminata? Altri conti;nuovi pochi "più";nuovi molti "meno"; nuovi giudizi impietosi

Ma poi, sul far del mattino, tutto sommato, si rinsavisce.
Ci si ricorda di essere semplicemente una persona a tratti troppo esigente con sé stessa, e si comprende che il dubbio su quale strada intraprendere non è specchio del non sentirsi tagliato per nessuna, ma lo è della consapevolezza di volerle percorrere tutte.

Qual'è la soluzione a questo tormentoso inconveniente??? CLOROFORMIO!!!

Massimo McMutton


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