La vecchia ferita nel cuore d' Europa.

Quando era scoppiata la guerra in Iugoslavia, ero ancora piccolo. Ricordo il vecchio Telefunken che passava immagini di qualcosa che sembrava troppo lontano per accadere a pochi passi da casa mia, dal mio paese. Mi sembra che torni alla memoria il volto spaventato degli inviati dei telegiornali e qualche ripresa dei ponti distrutti. Questo, e poco altro. La sensazione che avevo, era quella di non aver capito affatto le ragioni di quel conflitto. Per la mia percezione infantile delle guerre nella storia, la divisione era sempre netta e precisa: buoni,cattivi e innocenti. Se c'era una guerra,era per difendersi da qualcosa. Ma questa guerra,combattuta su un territorio dove le persone parlavano la stessa lingua, io proprio non la capivo. Ci vollero molti anni, prima che il disastroso quadro si realizzasse nella sua interezza e nella sua barbara violenza. Nella tornata scolastica successiva agli eventi di metà anni novanta, la parte di storia che trattava del tempo in cui stavamo vivendo,era sempre lasciata alla fine,magari proprio nell'ultimo giorno di scuola,giusto per mettersi il cuore in pace e regalare completa attenzione al sole che c'era fuori. E ripensandoci adesso, quel grande vuoto nella mia formazione mi sembra sia esteso in maniera enorme tra tante persone. La guerra nell'ex Iugoslavia ha segnato il momento cruciale della dissoluzione del potere sovietico nei paesi dell'est Europa. Dopo la morte di Tito,tutto il sistema si è velocemente disintegrato, mostrando al mondo intero la grande varietà culturale e umana racchiusa forzatamente in un unico grande stato. Con la caduta del Muro di Berlino, la fine della Iugoslavia era cosa fatta. Con l'inizio dei conflitti, i primi in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale, fu subito chiaro che non si trattava di una contesa di facile risoluzione. Dalla guerra d'indipendenza slovena,sino al lungo conflitto in Bosnia e in Croazia, il mondo sembrava impreparato a vivere la grande tragedia dei popoli che stavano subendo la ferocia di quel periodo. Parole come "rastrellamenti", "campi di concentramento", "pulizia etnica", sembravano venire fuori da un passato sepolto per sempre.
"E' avvenuto,quindi può accadere di nuovo." In queste parole amare di Primo Levi, c'è la sbalorditiva consapevolezza che la violenza dell'uomo si nasconda sempre dietro l'angolo,pronta a smentire l'essenza del genere a cui apparteniamo.
Ratko Mladic,nel luglio del 1995, guidò il più grande massacro della guerra in Bosnia. Più di ottomila morti e decine di migliaia di sfollati, prigionieri e rifugiati. Srebrenica doveva restare un nome come un altro, nel processo di chiusura del conflitto. A Srebrenica i caschi blu dell'ONU avevano delimitato un'area protetta per accogliere i profughi che fuggivano dalle persecuzioni. Ma questo non è bastato. Con l'apparente intenzione di voler solo smistare quella zona per procedere allo sfollamento,migliaia di uomini vennero separati dalle donne,dai bambini sotto i 14 anni e dagli anziani. Anche i caschi blu collaborarono in questa operazione. Le compagnie di servizio in quei giorni erano olandesi. Poco più di 600 uomini che non seppero come evitare l'avanzata dei quasi 10.000 uomini di Mladic e che non furono supportati in maniera efficace durante l'avanzata dei giorni precedenti. Il sanguinoso piano di morte venne attuato, e non c'è altro modo di etichettarlo se non come genocidio. L'arresto di Ratko Mladic rappresenta sicuramente un epilogo atteso da migliaia di familiari,sapendo che la sua latitanza è durata 16 anni. Ma ci sono ancora tanti,tantissimi corpi in attesa di avere un nome,un riconoscimento e una sepoltura fuori dalle fosse comuni dove hanno trovato la morte.

"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario." Primo Levi.

Srebrenica è una tragedia che riposa nel profondo della nostra storia più recente, ed è terribilmente duro constatare quanto poco se ne parli e quanto poco si conosca di quegli eventi.
Era accaduto una volta, ed è successo di nuovo.
A Srebrenica,solo cinquant'anni dopo Auschwitz.


Alessio MacFlynn


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2 commenti:

Anonimo ha detto...

se posso permettermi di consigliare, un piccolo lavoro sperimentale e documentaristico che feci tre anni or sono in serbia, sui giovani e il post-guerra...

http://www.youtube.com/watch?v=X1AgfXdcHxs

GS

MacFlynn ha detto...

Questo cortometraggio riesce davvero ad arrivare in profondità. Molto bello! Posto il link anche sulla nostra pagina di Facebook.

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