Il porno è mio e me lo gestisco io.


Diciamo un po' le cose come stanno, tutti guardano i porno. Tutti gli uomini li guardano, anche se non vogliono dirlo alle proprie ragazze (esclusi i fortunelli che lo guardano in coppia!), e molte più donne di quello che si pensa fanno lo stesso, anche se non possono dirlo a nessuno. Il problema è che la maggior parte dei film porno non è degna di questo nome: se c'è una trama è mal articolata e noiosa, la fotografia è inclemente, le inquadrature troppo spesso si riducono a quello strano primo piano di testicoli/vagina mezza nascosta dai suddetti che ondeggiano senza tregua, orgasmi e performance sono esagerati e irrealistici, eccetera. Inoltre da un punto di vista femminile, le donne vengono troppo spesso degradate, ridotte a feticci del piacere maschile senza fantasie e desideri propri. Nessuna sorpresa che tutti cerchino di negare l'evidenza del guardare materiale del genere.
Come se non bastasse molti strati della società tendono a convincerci che il sesso sia qualcosa di sporco, di sbagliato, che se proprio va fatto, va fatto di nascosto. E le donne in particolare vengono caratterizzate non solo come partecipanti passive, ma addirittura come esseri non affatto sessuali, che accettano il sesso quasi come un dovere per compiacere il compagno, in cambio delle ambite coccole postcoitali, o di un paio di scarpe nuove. La maggior parte delle donne non ha mai nemmeno visto la propria vagina, magari pur facendosi la brasiliana tutte le settimane o avendo un partner da anni. È difficile per una donna arrivare a conoscersi e ad avere abbastanza sicurezza in se stessa per riappropriarsi del proprio diritto al piacere.

Per questo, e per molte altre ragioni, è bellissimo ed importante che ci siano sempre più donne che fanno del porno per donne. Non fraintendiamoci, che il porno sia fatto da donne per donne non significa che sia omosessuale, o non accessibile a uomini. Il “feminist porn”, o porno rosa, come è stato chiamato in Italia, ha avuto origine negli USA già dagli anni 80, ma sta acquistando sempre più visibilità e successo negli ultimi anni, grazie all'istituzione dei “Feminist Porn Awards (FPAs)” a Toronto nel 2006 e ad una serie sempre maggiore di festival cinematografici che promuovono il genere, anche in Europa. Un interessantissimo documentario del 2003, purtroppo disponibile solo in inglese, “Hot and Bothered: Feminist Pornography” (letteralmente, “Arrapata: pornografia femminista”) mostra le donne che si sono impegnate a fare e sostenere la pornografia che includa i loro valori femministi e la loro volontà di andare contro l'industria, gli stereotipi e il sessismo per ottenere ciò che vogliono; includendo interviste con brillanti attrici/registe come Veronica Hart, Nina Hartley e Tristan Taormino. Il lavoro di quest'ultima è particolarmente interessante. Dopo la pubblicazione del suo primo libro “The Ultimate Guide to Anal Sex for Women” (1998) la Taormino decide di farne un film, che si rivela un successo ed è il primo di una lunga serie. Il suo scopo è creare del materiale nuovo, diverso da quello che ci viene normalmente proposto (o imposto, in mancanza d'altro). Nei suoi film non solo sparisce finalmente la spaventosa inquadratura alla pendolo di Newton, ma vengono proposte una molteplicità di attività sessuali, dalla masturbazione ai sex toys, dalla stimolazione della prostata alle strap-on e al pegging, dalle orge al BDSM.
Come descrive lei stessa il suo lavoro: “Mi piace collaborare con gli artisti su come rappresentare la loro sessualità, piuttosto che assegnare loro un copione o un modello da seguire. Perché le scene siano guidate da loro stessi, sia alle donne che agli uomini, è data completa libertà di scelta: scelgono con chi avere rapporti sessuali, in quali posizioni, con quali sex toys, quali protezioni e lubrificanti usare; tutto basato su ciò che fa sentire bene loro, sulla loro sessualità reale, non su un copione. "Voglio catturare esseri complessi, tridimensionali, piuttosto che dei semplicistici stereotipi. Voglio creare un ambiente aperto che sia sicuro per tutti, soprattutto per le donne, affinché si facciano carico del loro piacere e siano in grado di esprimere i loro desideri liberamente.”
Ai film vengono sempre accluse delle interviste con il cast, persone a cui sono garantite condizioni di lavoro etiche e che credono nel bisogno di trasmettere il valore positivo del sesso.
Il porno femminista è porno che supporta gli spettatori, sia uomini che donne: dà loro informazioni ed idee sul sesso. Ispira fantasie e avventure. Combatte gli altri messaggi fuorvianti che lo etichettano come vergognoso, cattivo, sporco, pauroso, pericoloso, o di dominio prettamente maschile, dove solo i loro desideri e le loro fantasie vengono appagati. In questi lavori, invece, si presenta gioioso, divertente, sicuro e soddisfacente. Insomma, come dovrebbe sempre essere.

Giulia McNope










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1 commenti:

Paolo ha detto...

Interessante. Da attento osservatore di film porno di infima qualità (the lower the quality, the more entertaining), mi divertivo a notare le mancate sincronie tra doppiaggio e movimenti facciali, il montaggio incerto e la rapidità nei passaggi da trama pre-perraultiana a nudità ripetitive.
Mi stancai presto di questa pratica, che perde il suo fascino se ripetuta troppo di frequente. Magari il Feminist Porn mi ridarà slancio in questo campo!
Alè!

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