Un pavone da combattimento.


Che ad esempio, ieri sono andato a fare colazione al bar, ieri mattina, per festeggiare un risveglio senza mal di testa. C'era il sole, nessuna macchina in giro, un'aria ancora tiepida. Una cosa piccola ma buona, come il nome di quel racconto di Carver. Con il caffè tutti i miei propositi di non mantenere la solita ostilità col mondo sono andati a farsi benedire. Sistematicamente mi ritrovo a commentare da solo certe cose che mi capita di vedere e che ho quasi paura di riferire al prossimo, per cui mi accontento di riportare i titoli del giornale ad alta voce e sentire che da qualche parte nel bar c'è una voce che risponde con un grugnito. Mi basta. Però ieri c'era pure questa foto di Berlusconi che stringe la mano della Boccassini, e mi ha fatto venire in mente tanti pensieri a cui, disgraziatamente, ho dato attenzione.
C'era questa persona che conoscevo e che ora non c'è più che sapeva tante cose sulla chirurgia estetica. E diceva sempre che le mani invecchiano insieme alle persone, che per loro non c'è modo di nascondere l'età. Il naso si può piallare, le rughe si possono distendere, i denti si possono ricostruire, le labbra si possono gonfiare, ma le mani non ci stanno e fanno di testa loro. Che non lo trovo neanche giusto, perché se poi sono le stesse mani che vanno a toccare un naso piallato, una bocca siliconata, una tetta pneumatica, magari ci restano male. Ma no, le mani sono sagge, non soffrono d'invidia. E chissà che sensazione strana dev'essere stringere la mano ad uno che è tutto truccato, con quel bordo marroncino che segna il confine tra i capelli e lo scalpo,  e che ha le mani nodose e macchiate di un nonno che non lavora in campagna. Una stretta di mano arriva, lascia una leggerissima patina di cellule morte che non si possono vedere ad occhio nudo, e poi se ne va,  in tasca, sotto un'ascella o a farsi fare i complimenti dall'altra mano sorella.
Dietro la schiena, allegre, a cospirare.

Quando c'è l'inserto di un giornale mi distraggo dalla carta secca del quotidiano e vado subito a dare una sfogliata al patinato. La nostra professoressa di matematica, alle medie, passò quella che a me sembrava un'ora buona a domandarsi come mai lei cominciasse a sfogliare i giornali dall'ultima pagina per poi avanzare spugnettando le dita sulla lingua sino alla prima. "Come mai? Come mai?"
Nessuno sapeva cosa risponderle. "E voi? E voi?"
Nell'inserto di ieri c'erano pochi articoli e un mucchio di foto.


Era un servizio di moda. C'erano diverse foto di questo ragazzo, che si chiama Bradley Soileau. Fa il dj ed è molto stimato da Lana Del Rey. Un gran bel ragazzo. Però mi sono chiesto una cosa.
Se uno si fa tatuare una scritta in fronte, la mattina, davanti allo specchio, che cavolo ci legge?
Perché questa domanda se la sono già fatta tanti e tanti anni fa, quando hanno progettato le prime ambulanze. Evidentemente c'era qualcuno che sentendo lampeggiare alle sue spalle e vedendo nel retrovisore un furgoncino con scritto "AZNALUBMA" non si è fatto superare "Perché dovrei far passare questo incinvile che c'ha scritto AZNALUBMA e che ha una sirena accesa e vuole fare il prepotente? Giammai mi priverò del piacere della corsia d'emergenza solcata a quaranta chilometri orari!" Il poverino che era dentro dev'essere morto e da quel giorno hanno invertito la scritta per essere leggibile ed evitare stragi inutili.
Quindi ho pensato a Bradley, che lo specchio deve usarlo spesso proprio perché è un modello e con queste cose ci lavora. Io ho provato a mettermi nei suoi panni e stamattina sono andato in bagno con la stessa frase incisa a penna sulla fronte, cercando di capire come ci si sente ad essere importanti per Lana Del Rey.
Quello che ho letto è daehymedisniraw.
Una traduzione, basata su un' ipotetica quanto illogica sonorità fonetica che può derivare da queste parole, è "disidratami questo ginocchio crudo". Dehy me this knee raw.

Ora unisco i punti e cerco di chiudere. L'autostima è come un pavone da combattimento, pronto a confrontarsi con le persone tenendo la guardia bella alta. E ho pensato che alla fine Ilda Boccassini, quando ha stretto la mano di Berlusconi, deve aver pensato: "C'avrà tutte 'ste donne, però ha le mani che sembrano quelle del professore mio di greco quando scartava le Gelomenta durante le interrogazioni." E mi metto nei panni di Rick Genest, detto Zombie Boy, che quando ha visto che per avere un po' d'attenzione bastava farsi solo un tatuaggio in fronte, senza stare a imbrattarsi tutto il corpo, deve esserci rimasto un po' male.


Il fatto è che questo pavone il più delle volte si rivela essere solo un tacchino con la coda posticcia, un peso piuma camuffato da peso massimo. E se ho divagato tanto, è solo per condividere l'entusiasmo che ho avuto mentre leggevo Un polpo alla gola di Zerocalcare. Quella del pavone è una delle tante immagini che mi hanno fatto sorridere, me la sono messa in tasca e da quel momento non faccio altro che pensare ai pavoni che uno si porta dietro. Ognuno ha il suo, più o meno allenato. Così come a tutti è capitato di essere avvinghiati al collo da un polpo, una cosa che non va né su né giù, una verità taciuta che si fa sempre più grossa man mano che la si nutre di silenzio. E allora ho guardato il mio tacchino travestito, appoggiato al bancone del bar, che alle nove di mattina già chiedeva il secondo cicchetto di grappa.
Gli è cascata una piuma. La conservo a pagina 176.



Alessio MacFlynn


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